Gabriele d’Annunzio uscocco – Costanzo Gatta

Gabriele d’Annunzio uscocco

€ 16.00

Autore: Costanzo Gatta
Genere: Saggistica
Formato: 14×21 cm
Edizione: 2019
Pagine: 180
Collana: Saggi e carteggi dannunziani
ISBN: 978-88-94890-00-6

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Descrizione prodotto

Ricorre quest’anno il centenario dell’impresa di Fiume e numerosi sono i convegni e le pubblicazioni che si occupano dell’argomento, in particolare delle varie sfaccettature collegate alla storica avventura dannunziana; in questo libro Costanzo Gatta affronta proprio l’aspetto specifico dell’approvvigionamento delle vettovaglie che il Poeta affidò ai suoi uscocchi.
Nel 1918, a conclusione del primo conflitto mondiale, l’Italia, nazione vincitrice intervenuta al tavolo delle trattative di pace, ottenne soltanto le terre irredente di Trento e Trieste. Il presidente degli Stati Uniti Wilson, infatti, le negò la Dalmazia e la città di Fiume. Questa intransigenza provocò la ribellione dei fiumani e di alcuni reparti dell’esercito italiano, e portò i nazionalisti alla decisione di occupare con la forza la città adriatica, contesa tra l’Italia e il
neonato Regno di Jugoslavia. Fu questo il motivo che indusse gli oltranzisti a organizzare l’impresa di Fiume.
La spedizione, costituita da circa 2.600 soldati di fanteria e artiglieria, fu guidata il 12 settembre 1919 da d’Annunzio, che proclamò l’annessione di Fiume al Regno d’Italia.
Il Poeta, comunque, appena designato Governatore di Fiume, cercò, come primo problema da risolvere, una soluzione che gli avesse permesso di resistere sino a quando il governo italiano non si fosse deciso a far annettere ufficialmente Fiume all’Italia. Il problema principale era quello dell’approvvigionamento dei viveri per la città e, specialmente, per i suoi legionari; chiese, pertanto, aiuto ai triestini e affidò al capitano Mario Magri l’organizzazione di un gruppo di filibustieri, destinati a compiere atti di pirateria, affidando il compito alla Marina, formata da disertori e sindacalisti marittimi anarchici, che chiamò gli Uscocchi, in memoria degli antichi pirati veneti da tempo scomparsi, che erano addetti a risolvere i problemi di rifornimento della cittadina sotto assedio, e che erano abituati ad abitare le isole locali fuori costa e predare il naviglio Veneziano e Ottomano.
All’opera di questi scaltri filibustieri e al loro rapporto con d’Annunzio, il biografo dannunziano Costanzo Gatta riferisce in questo libro episodi curiosi e sconosciuti, oltre che aneddoti e vicende inedite. Del resto, è stata la profonda conoscenza del Poeta che l’ha portato a esplorare questo argomento trattato marginalmente dagli altri biografi dannunziani.

Franco Di Tizio


Costanzo Gatta è figlio di Alfredo, che fu giornalista, critico musicale e teatrale del «Giornale di Brescia». Egli ha seguito le orme paterne e, ancora oggi, dedica in maniera assidua le sue energie al giornalismo. Nel 1972, inviato a Monaco dal quotidiano «La Notte» per seguire le Olimpiadi, fu uno dei primi due giornalisti italiani ad annunciare il blitz dei fedayn contro gli atleti israeliani. Per molti anni, infatti, Gatta è stato cronista del famoso quotidiano milanese «La Notte», diretto dal 1952 al 1979 da Nino Nutrizio. Costanzo, però, non è soltanto giornalista, ma anche scrittore; ha iniziato a occuparsi della storia di Brescia nel 2001, attingendo ad aneddoti locali. Oltre all’attività di giornalista e di scrittore dobbiamo aggiungere che è anche un affermato regista; è autore, infatti, di numerosi testi teatrali. Ha composto musiche di scena per spettacoli della Loggetta, per la Biennale di Venezia e per lo Stabile di Sardegna; ha scritto soggetti televisivi ed azioni sceniche per la danza. Nel mese di novembre 2015 ha allestito lo spettacolo Oh, che bella guerra!, di cui ha scritto il testo e curato la regia, conseguendo un mirabile successo di pubblico e di critica. Nel 2018, già firma apprezzata per ulteriori libri consacrati al lessico bresciano, come, a esempio Chi che l’ha dit, edito dalla Compagnia della Stampa, ha dato alle stampe Fomne ovvero “Donne”, nella traduzione dal dialetto bresciano, che riguarda la visione della donna tuttora perdurante, retaggio culturale risalente a immemori generazioni. Nella recensione di questo libro Luca Quaresmini così si è espresso: «Gatta ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore».
Oltre a tanti scritti e interessi Gatta è anche uno dei più attenti biografi dannunziani e lo ha dimostrato non soltanto nei volumi I piaceri di Gabriele d’Annunzio e D’Annunzio pittore ma principalmente negli innumerevoli elzeviri che ultimamente ha pubblicato sul «Corriere della Sera – Edizione di Brescia».

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