Sul Corriere di Bresica – Veniero, il figlio del dubbio che agitava D’Annunzio

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Veniero, il figlio del dubbio
che agitava D’Annunzio

Tonfi e successi del rampollo del Vate nel nuovo volume di Franco Di Tizio. Ritenuto da D’Annunzio frutto di un tradimento della moglie, è stato invece riconosciuto legittimo da una recente analisi che ha comparato il Dna dei discendenti

di Costanzo Gatta

D’Annunzio

Veniero! Ecco il figlio di D’Annunzio a volte gradito o sgradito dal padre. L’ospite che mette subbuglio al Vittoriale. E il rampollo ritenuto dal poeta frutto di un corno della moglie, Maria di Gallese con lo scrittore Vincenzo Morello. Un sospetto forte da suggerirgli la trama de L’Innocente , ma infondato. L’ha dimostrato una recente comparazione fra il Dna (certo) dello scrittore e quello cercato su Federico D’Annunzio, nipote di Veniero. Ora che è nota la discendenza, vien facile osservare quanto sia diverso da Mario e Gabriellino. E, per indole, non paragonabile a Renata, che il poeta ebbe dall’amante Carla Gravina. Men che meno a Gabriele Cruillas, altro sospetto figlio illegittimo del poeta e della stessa contessa.

Qualche imbarazzo al padre-padrone (di casa) Veniero lo creò volendo comperare Villa Mirabella, per sua madre. Cambiò idea solo dopo una richiesta esagerata di pecunia. «Gli ho fatto un prezzo assurdo per scoraggiarlo» – dirà il padre. Diede poi altre noie. Una volta chiese udienza al Comandante, che riceveva a suo capriccio, dopo lunghe attese tanto di giorno quanto di notte. Fece inquietare il padre nell’acquisto di un’Isotta Fraschini per il Vittoriale. In compenso fu meno parassita dei fratelli. Brillante la carriera di Veniero: ingegnere meccanico alla Pirelli o direttore tecnico nelle officine Caproni per l’aviazione militare. Prima si afferma in Italia e con l’inizio della produzione industriale di aerei lo ritroviamo oltre oceano. C’è poi il passaggio all’Isotta Fraschini e dopo il fallimento della casa eccolo, nel 1930, diventato americano. Anche se la cittadinanza lo obbliga a rinunciare al titolo ereditario di Principe di Montenevoso conferito al padre. Nel 1933 organizza il volo di 50 ore New York-Bagdad, con De Pinedo. A fargli prendere il brevetto di pilota era stato il padre offrendogli l’Alcyone all’ancora sul Garda e per istruttore il tenente pilota Daniele Minciotti.

Questo è Veniero, nonostante un genitore sui generis. Modello da non imitare, come ha sempre ammesso: «Un artista deve augurarsi che il suo spirito sia fecondo e la sua carne sterile». Parole vane, se è vero che D’Annunzio ebbe anche altri figli, a sorpresa. Negli anni ‘50, vivevano sul Garda un paio di persone che curiosamente gli assomigliavano. Vita, morte, successi e tonfi di Veniero si leggono, pagina dopo pagina, nel nuovo libro firmato da Franco Di Tizio e pubblicato da Ianieri, editore specializzato in carteggi e studi dannunziani affidati ai più accreditati studiosi. E non mancano briciole curiose oltre a fatti più importanti che Di Tizio ha trovato, documentato e proposto con certosina pazienza. Una notte di fine ottobre del 1926 – racconta Giovanni Rizzo, Questore al Vittoriale – arriva un torpedone con parte dell’equipaggio del Norge. Li guida Veniero. Noncurante dell’ora vuol presentarli a papà. S’attacca al campanello e sveglia la casa.Inutilmente. «La pazzia imperversa sul mondo» -dirà il poeta al Rizzo. E l’indomani: «Sono incompreso anche al mio stesso sangue. Ero nella notte terrorizzato dall’idea di presentarmi, subito dopo balzato dal letto, al pubblico e allo stesso mio figlio, nelle più umilianti condizioni, barbogio e sdentato. Io rigido, rispettoso degli altri come di me stesso». Con Veniero sarà più morbido tornando sull’argomento: « E come, dopo tanto tempo, avrei potuto vederti se non a «tre occhi». E come potevi tu pensare che il nostro incontro avvenisse davanti a estranei».

Due anni dopo Veniero torna al Vittoriale con la fidanzata, Medea Colombara, ribattezzata Uardi, more paterno. Con la coppia c’è Iarmila, amica slovacca, subito adocchiata dal vecchio conquistatore nei cinque giorni di soggiorno al Vittoriale. Il corteggiamento fallisce, per colpa di Veniero che porta al teatro di Salò la fidanzata e la ragazza impedendo – parole del padre – «le mie nozze notturne con quella Polacca». E ancora: «Iarmila avrebbe dovuto attraversare il giardino per venire sui cuscini della Leda». «Non mi aspettavo quella specie di ostruzionismo». Veniero, schiaccia l’occhio a papà e risponde: «Solo la presenza della mia amica l’ha frenata. Teme le indiscrezioni. Ecco l’indirizzo. Basta mandarle l’invito e l’auto. Le è impossibile assentarsi durante la notte».

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