Sul corriere di Brescia recensione sul figlio segreto di d’Annunzio

Brescia

La prova del dna per un altro figlio segreto di Gabriele d’Annunzio

Il secondogenito di Maria Cruillas Gravina (nato nel 1897) forse era figlio di D’Annunzio, uno studioso invoca la prova del Dna sui discendenti

di Costanzo Gatta

 


Quanti figli ebbe Gabriele D’Annunzio? Oltre a Mario, Gabriellino e Veniero nati dalla moglie, oltre e Renata, avuta dall’amante Maria Cruillas Gravina, fu o non fu padre del secondogenito concepito dalla Gravina quando viveva con l’infedele poeta?

Così si può scoprire la verità sull’altro figlio del Vate

Per uscire dall’incertezza c’è una strada. La suggerisce al presidente del Vittoriale di Gardone, provincia di Brescia, lo scrittore Franco Di Tizio dedicandogli il suo ultimo libro: «A Giordano Bruno Guerri, nella speranza che grazie al Dna di D’Annunzio, chiarisca anche l’identità paterna di Gabriele Cruillas». Il volume – 333 pagine curate da Ianieri, pregiato editore dannunzista – si intitola appunto «Gabriele Cruillas, il figlio non riconosciuto da D’Annunzio». Studio rigoroso ma che si legge come un romanzo. Guerri, grazie al Dna, ha già chiarito che Veniero d’Annunzio non fu figlio del conte Sciarra o del giornalista Rastignac, come insinuava d’Annunzio sospettando un tradimento della moglie Maria di Gallese. E Franco Di Tizio, che nel nuovo libro elogia l’idea del presidente, spera nel bis dell’operazione-verità. Era marzo del 2015 quando fu estrapolato il Dna di D’Annunzio da materiale biologico trattenuto in un suo fazzoletto. Scrive Franco Di Tizio: «Le tracce biologiche, prelevate dai Ris, furono confrontate con il Dna estratto da un campione salivare di Federico d’Annunzio, pronipote del Vate». Essendo Federico discendente diretto di Veniero (terzogenito del poeta) fu facile dedurre la paternità». Se non lo fece apposta D’Annunzio prese un grosso granchio. Aggiunge lo studioso: «Con identico procedimento si potrebbe prelevare un campione di saliva da uno dei pronipoti viventi di Gabriele Cruillas».

Chi era Gabriele Cruillas?

A parte questa speranza il libro offre ben altro. Riepiloga, documenti alla mano, tutta la vita non banale del Cruillas (1897-1978). Fu bravo scrittore, ardimentoso in guerra, onesta persona. Ci sono episodi da romanzo giallo. Nel 1944 era a capo delle Camicie verdi di Roma avverse ai tedeschi. Fu definito «Il Leone dell’Aniene». Ebbe una grave debolezza quando un emissario di Mussolini, con l’arrivo degli alleati, gli chiese di «proteggere i fascisti che siano incolpevoli». Diede la sua parola che mantenne. Accusato perciò di alto tradimento stava per essere giustiziato quando intervenne da Londra Churchill con una telefonata del suo segretario a Roma: «Volete rendervi più impopolari in Italia di quello che siamo, fucilando senza motivo il figlio del più grande degli alleati?». Gabriele Cruillas fu salvo. Fra le tante curiosità che offre il libro – in primis il processo subito assieme alla convivente che aveva sparato ad un corteggiatore – una spicca. Ed è una strana ammissione di D’Annunzio. Nei giorni di Fiume rilasciò al giovane Cruillas, che al tempo era fra i suoi legionari, una dichiarazione che pare un riconoscimento di paternità. Tre persone erano presenti. «É il mio figlio segretamente diletto», scrisse. E poi «che oggi la mia speranza consacra erede di tutte le mie sovranità effimere e perenni…». Pensiero assai nebbioso, passibile di altre interpretazioni. In tribunale un bravo azzeccagarbugli avrebbe appigli a suo favore. Gabriele Cruillas comunque, con o senza dichiarazione, pur presentandosi con il nome di Gabriele di Normandia sbandierò ai quattro venti la paternità. Credette ciecamente alle parole della madre. Per sapere la verità non resta che la scienza. «Pater semper incertus …» dicevano i latini. Oggi il Dna può mandare in pensione il detto.

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